Briciole di pane

7. Le mafie nella storia
Alla continua ricerca di potere
Le mafie non sono un fenomeno atavico, antico quanto la “cattiveria” umana. Sono un fenomeno storicamente e geograficamente definito, che nasce nel 1800 e si evolve per adattarsi al mutare dei contesti sociali ed economici nei quali si situa, perseguendo due scopi: accrescere potere e profitto.
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Vi è un processo di continuo reciproco adattamento tra mafie e società, nel quale le mafie scelgono di volta in volta le modalità operative più convenienti rispetto al contesto in cui incidono. Talvolta lo strumento più "efficiente" per incrementare il proprio potere è la violenza (esplicita o non), talvolta la ricerca di consenso attraverso promesse di facili guadagni.

Paura e percezione di convenienza concorrono a creare un clima di omertà diffuso, in cui le mafie sfruttano solitudini e marginalità per accrescere il proprio potere, rendendo talvolta labile il confine tra una vittima e una persona complice della situazione nella quale si trova.

Costruiscono reti di relazioni con una parte dello Stato e della società civile, creando una situazione più complessa rispetto all’idea di un “antistato” contrapposto in blocco al potere legale. Questa rete coinvolge tutte le categorie: funzionari, politici, forze dell’ordine, commercianti, imprenditori… ed in ognuna di esse c’è chi vi si oppone.

Nelle schede seguenti trovate approfondimenti utili a comprendere a fondo questo fenomeno, partendo dal 1982 e da una legge che cambierà la storia del contrasto alla criminalità organizzata.

Ad ogni focus tematico è legato un luogo comune sulle mafie, che vorremmo decostruire insieme.
Stereotipo: le mafie esistono da sempre e sono impossibili da sconfiggere
Stereotipo: le mafie non uccidono donne e bambini
Stereotipo: le mafie sono “un problema del Sud”