Chi sono le vittime innocenti delle mafie?
Parliamo di “vittime innocenti delle mafie” per indicare tutti coloro i quali sono stati uccisi dalla criminalità organizzata non facendone parte.
Queste storie, come in un mosaico, permettono di ricostruire una parte importante della storia del nostro paese. Una storia caratterizzata ancora da ombre e omissioni, che impediscono alla collettività di accedere al diritto alla verità su fatti e persone che ci riguardano come cittadine e cittadini. Come nel caso delle vittime dello stragismo, fare memoria è una responsabilità ed è opportuno usare le parole giuste.
Le vittime innocenti delle mafie sono persone che hanno combattuto le mafie, ma anche cittadine e cittadini che le hanno incontrate nel giorno della loro morte. Si dice spesso che “erano al posto sbagliato al momento sbagliato”, ma questa frase rischia di rafforzare uno stereotipo legato ad alcuni quartieri e città, secondo il quale “se viveva lì ed è stato ucciso qualcosa avrà pur fatto”. Uno stereotipo che crea ulteriore dolore alle famiglie delle vittime, non restituisce verità e giustizia ed etichetta cittadine e cittadini di quartieri dove vi è una forte presenza criminale.
Sono tante le storie di ragazze e ragazzi che si trovavano nel proprio quartiere e sono stati uccisi per uno scambio di persona o per un proiettile vagante. Il “posto sbagliato” sono in realtà i quartieri che ragazze e ragazzi frequentano ogni giorno, come il campo da calcio dove giocava il piccolo Domenico Gabriele. Il “momento sbagliato” può essere una serata estiva, quando un giovane come Antonio Landieri giocava a biliardino sotto casa, aspettando di andare a prendere una pizza con amici.
Tra le prime vittime innocenti, molte sono sindacalisti e contadini che si opponevano alle mafie. Lo Stato italiano riconosce come vittime innocenti di mafia solamente le persone uccise dopo il 1 Gennaio 1961, quindi questi nomi non risultano nell’elenco ufficiale.
Le prime vittime innocenti di cui abbiamo traccia sono il medico garibaldino Giuseppe Montalbano, ucciso nel 1861 per aver rivendicato dei feudi spettanti al comune ma usurpati da una principessa grazie al favore del ceto baronale e agrario, e due parroci calabresi: Giorgio Fallara e Antonio Polimeni, uccisi nel 1862 per essersi ribellati a pretese estorsive e aver denunciato le violenze seguite alla denuncia.
La quarta vittima innocente di cui abbiamo traccia è un bambino di soli 11 anni, ucciso del 1874 per ritorsione contro il padre: cancelliere della Pretura che si era opposto all’associazione mafiosa dei Fratuzzi. Si tratta del primo di oltre cento casi di bambine e bambini uccisi dalle mafie, che dimostra l’infondatezza dello stereotipo secondo il quale le mafie “non uccidono donne e bambini” per questioni di onore e moralità, narrazione portata avanti dai gruppi mafiosi negli anni.
La quinta vittima innocente è infatti una giovane donna: Anna Nocera, di 17 anni. Anna lavorava come domestica nella casa di una famiglia mafiosa locale (famiglia Amoroso) quando viene costretta dal suo datore di lavoro ad un atto sessuale non consensuale. Resta incinta e quando chiede ai datori di lavoro di farsi carico della situazione, viene uccisa per nascondere la gravidanza. La madre di Anna si costituirà parte civile al processo nonostante le minacce di morte ricevute dalla sua famiglia.
Negli anni ‘80 del 1900, Cosa Nostra iniziò un’offensiva diretta allo Stato, iniziando ad uccidere numerosi cittadini: forze dell’ordine, politici, sindacalisti, magistrati. Solo nel 1982 sono state uccise 59 persone. Cosa Nostra mutuò in parte dal terrorismo alcune modalità operative, basate sulla volontà di creare un clima di terrore diffuso colpendo personaggi simbolo della lotta alle mafie. 296 persone furono uccise dalle mafie nel corso degli anni ‘80.
Negli ultimi anni, Libera ha scelto di includere nell’elenco anche le vittime del caporalato: uomini e donne uccisi perché si sono ribellati ad un sistema di sfruttamento che coinvolge la criminalità organizzata, uccisi dalla fatica o da “incidenti” causati dal mancato rispetto delle norme di sicurezza.
L’elenco di vittime innocenti delle mafie continua ogni anno ad allungarsi. L’ultima vittima riportata nell’elenco di Libera è del 2024: Antonella Lopez, ragazza di 19 anni uccisa in una sparatoria in una discoteca di Molfetta (BA).
Oggi, il numero di vittime innocenti delle mafie ricostruito da Libera supera le 1100 persone, di cui 127 uccise prima del 1961 e non riconosciute come tali dallo Stato, 120 bambine e bambini e 145 donne. Oltre l’80% dei familiari delle vittime non conosce la verità e non ha ottenuto giustizia.
Dal 1995, Libera promuove la Giornata della Memoria e dell’Impegno in Ricordo delle Vittime Innocenti delle Mafie: il 21 Marzo, primo giorno di primavera. L’iniziativa nasce dal dolore e dall’impegno di due madri: Saveria Antiochia e Carmela Montinaro, che avevano perso i figli per mano mafiosa. Da allora, un lungo elenco di nomi viene letto ogni anno in una città differente, alla presenza di cittadini, associazioni, scuole e istituzioni.
Nel 2017 la Camera dei Deputati ha approvato una proposta di legge che istituisce la Giornata della Memoria e dell’Impegno in Ricordo delle Vittime Innocenti delle Mafie.
Queste storie, come in un mosaico, permettono di ricostruire una parte importante della storia del nostro paese. Una storia caratterizzata ancora da ombre e omissioni, che impediscono alla collettività di accedere al diritto alla verità su fatti e persone che ci riguardano come cittadine e cittadini. Come nel caso delle vittime dello stragismo, fare memoria è una responsabilità ed è opportuno usare le parole giuste.
Le vittime innocenti delle mafie sono persone che hanno combattuto le mafie, ma anche cittadine e cittadini che le hanno incontrate nel giorno della loro morte. Si dice spesso che “erano al posto sbagliato al momento sbagliato”, ma questa frase rischia di rafforzare uno stereotipo legato ad alcuni quartieri e città, secondo il quale “se viveva lì ed è stato ucciso qualcosa avrà pur fatto”. Uno stereotipo che crea ulteriore dolore alle famiglie delle vittime, non restituisce verità e giustizia ed etichetta cittadine e cittadini di quartieri dove vi è una forte presenza criminale.
Sono tante le storie di ragazze e ragazzi che si trovavano nel proprio quartiere e sono stati uccisi per uno scambio di persona o per un proiettile vagante. Il “posto sbagliato” sono in realtà i quartieri che ragazze e ragazzi frequentano ogni giorno, come il campo da calcio dove giocava il piccolo Domenico Gabriele. Il “momento sbagliato” può essere una serata estiva, quando un giovane come Antonio Landieri giocava a biliardino sotto casa, aspettando di andare a prendere una pizza con amici.
Tra le prime vittime innocenti, molte sono sindacalisti e contadini che si opponevano alle mafie. Lo Stato italiano riconosce come vittime innocenti di mafia solamente le persone uccise dopo il 1 Gennaio 1961, quindi questi nomi non risultano nell’elenco ufficiale.
Le prime vittime innocenti di cui abbiamo traccia sono il medico garibaldino Giuseppe Montalbano, ucciso nel 1861 per aver rivendicato dei feudi spettanti al comune ma usurpati da una principessa grazie al favore del ceto baronale e agrario, e due parroci calabresi: Giorgio Fallara e Antonio Polimeni, uccisi nel 1862 per essersi ribellati a pretese estorsive e aver denunciato le violenze seguite alla denuncia.
La quarta vittima innocente di cui abbiamo traccia è un bambino di soli 11 anni, ucciso del 1874 per ritorsione contro il padre: cancelliere della Pretura che si era opposto all’associazione mafiosa dei Fratuzzi. Si tratta del primo di oltre cento casi di bambine e bambini uccisi dalle mafie, che dimostra l’infondatezza dello stereotipo secondo il quale le mafie “non uccidono donne e bambini” per questioni di onore e moralità, narrazione portata avanti dai gruppi mafiosi negli anni.
La quinta vittima innocente è infatti una giovane donna: Anna Nocera, di 17 anni. Anna lavorava come domestica nella casa di una famiglia mafiosa locale (famiglia Amoroso) quando viene costretta dal suo datore di lavoro ad un atto sessuale non consensuale. Resta incinta e quando chiede ai datori di lavoro di farsi carico della situazione, viene uccisa per nascondere la gravidanza. La madre di Anna si costituirà parte civile al processo nonostante le minacce di morte ricevute dalla sua famiglia.
Negli anni ‘80 del 1900, Cosa Nostra iniziò un’offensiva diretta allo Stato, iniziando ad uccidere numerosi cittadini: forze dell’ordine, politici, sindacalisti, magistrati. Solo nel 1982 sono state uccise 59 persone. Cosa Nostra mutuò in parte dal terrorismo alcune modalità operative, basate sulla volontà di creare un clima di terrore diffuso colpendo personaggi simbolo della lotta alle mafie. 296 persone furono uccise dalle mafie nel corso degli anni ‘80.
Negli ultimi anni, Libera ha scelto di includere nell’elenco anche le vittime del caporalato: uomini e donne uccisi perché si sono ribellati ad un sistema di sfruttamento che coinvolge la criminalità organizzata, uccisi dalla fatica o da “incidenti” causati dal mancato rispetto delle norme di sicurezza.
L’elenco di vittime innocenti delle mafie continua ogni anno ad allungarsi. L’ultima vittima riportata nell’elenco di Libera è del 2024: Antonella Lopez, ragazza di 19 anni uccisa in una sparatoria in una discoteca di Molfetta (BA).
Oggi, il numero di vittime innocenti delle mafie ricostruito da Libera supera le 1100 persone, di cui 127 uccise prima del 1961 e non riconosciute come tali dallo Stato, 120 bambine e bambini e 145 donne. Oltre l’80% dei familiari delle vittime non conosce la verità e non ha ottenuto giustizia.
Dal 1995, Libera promuove la Giornata della Memoria e dell’Impegno in Ricordo delle Vittime Innocenti delle Mafie: il 21 Marzo, primo giorno di primavera. L’iniziativa nasce dal dolore e dall’impegno di due madri: Saveria Antiochia e Carmela Montinaro, che avevano perso i figli per mano mafiosa. Da allora, un lungo elenco di nomi viene letto ogni anno in una città differente, alla presenza di cittadini, associazioni, scuole e istituzioni.
Nel 2017 la Camera dei Deputati ha approvato una proposta di legge che istituisce la Giornata della Memoria e dell’Impegno in Ricordo delle Vittime Innocenti delle Mafie.
