Cosa sono le mafie?
"La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine.” Giovanni Falcone
Per comprendere le mafie, è necessario considerare il fenomeno nella sua dimensione storica.
Mafie tradizionali/storiche
Le mafie “tradizionali” (Cosa Nostra, Camorre, ‘Ndrangheta) nascono in Italia in un preciso contesto storico, nel 1800, rispettivamente in Sicilia, Campania e Calabria. Negli anni hanno cambiato ambiti di intervento, mantenendo un metodo basato su paura e ricerca di consenso e l’obiettivo di accrescere il proprio potere.
Cosa Nostra
Cosa Nostra nasce nelle campagne vicino Palermo, come braccio armato della nobiltà feudale, incaricato di reprimere le rivolte contadine. L’incarico di “reprimere” ha garantito a questo gruppo di sviluppare un controllo sul territorio basato su favori e paura. Con il declino della nobiltà e la spartizione delle terre successiva all’Unità d’Italia, Cosa Nostra iniziò ad acquisire potere politico. Si è evoluta negli anni, ampliando la propria area di intervento ed arrivando all’inizio del 1900 anche in America. Nel secondo dopoguerra, Cosa Nostra inizia ad interessarsi a settori economici che portavano grandi profitti, quali l’edilizia e il controllo degli appalti, mantenendo un metodo basato su favori, omertà e paura. Negli anni ‘70, assume un ruolo centrale nel traffico di stupefacenti e negli anni ‘80 inizia un’offensiva diretta allo Stato, uccidendo forze dell’ordine, politici e magistrati.
Un’evoluzione storica che parte dalla repressione delle rivolte contadine, passa per il controllo degli appalti e gli affari nel settore dell’edilizia, arriva al narcotraffico e ad affari in svariati settori della finanza. Cambiano il settore e le modalità operative, ma permangono metodo e obiettivi: usare “favori”/corruzione e forza di intimidazione del vincolo associativo per aumentare profitto e potere. Cosa Nostra è caratterizzata da una struttura fortemente piramidale e verticistica.
Camorre
Le Camorre nascono nel cuore di Napoli, all’epoca punto di incontro di persone provenienti da varie classi sociali. Parliamo di Camorre al plurale in quanto non costituiscono un’organizzazione unitaria, ma sono caratterizzate da un’organizzazione pulviscolare. Questa disomogeneità non rappresenta un fattore di debolezza, ma garantisce alle Camorre di rigenerarsi grazie a modelli organizzativi che variano nel tempo e nello spazio.
‘Ndrangheta
La ‘Ndrangheta nasce a metà dell’Ottocento nelle province di Reggio Calabria e Lamezia Terme. Presenta una struttura organizzativa orizzontale basata sulle “‘ndrine” (cosche/famiglie), caratterizzate da un avanzato livello di autonomia e un forte radicamento sul territorio. Ogni ‘ndrina è guidata da un “capobastone”, si regge prevalentemente su legami “di sangue” e costruisce alleanze attraverso matrimoni combinati. Questo elemento rafforza l’omertà e il senso di appartenenza alla ‘ndrina e tutela i segreti dell’organizzazione. La ‘ndrangheta, infatti, è il gruppo criminale che registra il minor numero di collaboratori di giustizia. Se in un comune sono presenti più ‘ndrine, esse fanno parte di una “locale”, retta da tre persone.
La crescita delle ‘Ndrangheta, la penetrazione nell’economia legale e il rafforzamento dei rapporti con una parte di politica a livello locale sono stati agevolati da una sottovalutazione e minore attenzione riservata negli anni a questo gruppo criminale. Numerosi comuni sono stati sciolti per infiltrazioni della ‘Nrangheta.
Oggi la ‘ndrangheta è l’organizzazione mafiosa più radicata nel Centro-Nord Italia e a livello internazionale, gestisce i rapporti con organizzazioni criminali straniere coinvolte nel traffico di stupefacenti, armi e persone, nello sfruttamento del lavoro e della prostituzione. Reinveste una percentuale del proprio capitale in attività illecite e una gran parte nei settori immobiliare, commerciale e della ristorazione, riciclando attraverso società intestate a persone incensurate (prestanome).
Sacra Corona Unita
Nasce nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto nei primi anni ‘80 del 1900. Viene definita la “quarta mafia” ed è nata nelle carceri pugliesi come struttura di mediazione delle controversie tra detenuti e in opposizione all’espansione della Nuova Camorra Organizzata nel territorio salentino.
Mafie locali/autoctone
Le Mafie locali/autoctone nascono alla fine del 1900 dall’incontro tra gruppi criminali locali e mafie tradizionali. Gruppi criminali preesistenti mutuarono il metodo mafioso dalle mafie tradizionali. Lo strumento del confino obbligato fu un fattore che facilitò il radicamento delle mafie al Centro e al Nord del paese, ma non fu l’unica causa.
Grazie alla lungimiranza della legge Rognoni-La Torre possiamo oggi definire mafie anche gruppi criminali che non esistevano nel 1982, quali mafie straniere e autoctone che adottano il metodo mafioso.
Ti ricordi cosa è il metodo mafioso?
Trovi la definizione nel “dizionario”.
Mafie al Nord
Oggi vi è un forte radicamento delle mafie al Nord del paese, una presenza non sporadica o marginale. Le mafie non si configurano come un “fenomeno importato”, come l’infiltrazione di un gruppo criminale in un tessuto sano, ma è in atto un processo di adattamento reciproco tra organizzazioni criminali e territori.
Possiamo oggi parlare non solo di mafie al nord, ma di mafie del nord, che si radicano perché trovano contesti permeabili e una “domanda di mafie” da parte di alcuni imprenditori. Vi è una “zona grigia” tra le mafie e ciò che mafia non è, con confini labili e indefiniti, costituita da imprese, professionisti, amministratori che entrano in contatto con le mafie, affascinati dalla speranza di rapidi profitti e disposti a mettere in secondo piano l’etica professionale e umana.
Giovanni Falcone diceva a proposito di Cosa Nostra: "La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società”. Allo stesso modo, le mafie del nord non sono un fenomeno separato rispetto al contesto in cui operano, ma vivono una “simbiosi” esso.
Mafie a Roma
La città di Roma vive una compresenza di mafie autoctone e tradizionali, che si spartiscono le aree della città. Si tratta dell’unico caso a livello nazionale in cui mafie autoctone e tradizionali dialogano in condizione di semi-parità. I gruppi criminali romani hanno acquisito il metodo mafioso attraverso relazioni con le mafie tradizionali, diventando oggi mafie a tutti gli effetti.
Roma è una città che risulta “attraente” per le mafie per vari fattori.
Quali sono secondo te? Prova ad indicarne alcune.
Dalla presenza del potere politico, alle dimensioni della città che garantisce di nascondersi con facilità, alla vicinanza ad un porto. Le mafie romane adottano una strategia basata sulla spartizione di ambiti di intervento (quali traffico di stupefacenti e riciclaggio) e territori al fine di limitare l’uso estremo della violenza: non è “conveniente” creare scandalo con grandi omicidi nella Capitale. L’obiettivo è essere conosciute e temute nel quartiere dove si opera, ma non turbare l’opinione pubblica nazionale.
Per comprendere le mafie, è necessario considerare il fenomeno nella sua dimensione storica.
Mafie tradizionali/storiche
Le mafie “tradizionali” (Cosa Nostra, Camorre, ‘Ndrangheta) nascono in Italia in un preciso contesto storico, nel 1800, rispettivamente in Sicilia, Campania e Calabria. Negli anni hanno cambiato ambiti di intervento, mantenendo un metodo basato su paura e ricerca di consenso e l’obiettivo di accrescere il proprio potere.
Cosa Nostra
Cosa Nostra nasce nelle campagne vicino Palermo, come braccio armato della nobiltà feudale, incaricato di reprimere le rivolte contadine. L’incarico di “reprimere” ha garantito a questo gruppo di sviluppare un controllo sul territorio basato su favori e paura. Con il declino della nobiltà e la spartizione delle terre successiva all’Unità d’Italia, Cosa Nostra iniziò ad acquisire potere politico. Si è evoluta negli anni, ampliando la propria area di intervento ed arrivando all’inizio del 1900 anche in America. Nel secondo dopoguerra, Cosa Nostra inizia ad interessarsi a settori economici che portavano grandi profitti, quali l’edilizia e il controllo degli appalti, mantenendo un metodo basato su favori, omertà e paura. Negli anni ‘70, assume un ruolo centrale nel traffico di stupefacenti e negli anni ‘80 inizia un’offensiva diretta allo Stato, uccidendo forze dell’ordine, politici e magistrati.
Un’evoluzione storica che parte dalla repressione delle rivolte contadine, passa per il controllo degli appalti e gli affari nel settore dell’edilizia, arriva al narcotraffico e ad affari in svariati settori della finanza. Cambiano il settore e le modalità operative, ma permangono metodo e obiettivi: usare “favori”/corruzione e forza di intimidazione del vincolo associativo per aumentare profitto e potere. Cosa Nostra è caratterizzata da una struttura fortemente piramidale e verticistica.
Camorre
Le Camorre nascono nel cuore di Napoli, all’epoca punto di incontro di persone provenienti da varie classi sociali. Parliamo di Camorre al plurale in quanto non costituiscono un’organizzazione unitaria, ma sono caratterizzate da un’organizzazione pulviscolare. Questa disomogeneità non rappresenta un fattore di debolezza, ma garantisce alle Camorre di rigenerarsi grazie a modelli organizzativi che variano nel tempo e nello spazio.
‘Ndrangheta
La ‘Ndrangheta nasce a metà dell’Ottocento nelle province di Reggio Calabria e Lamezia Terme. Presenta una struttura organizzativa orizzontale basata sulle “‘ndrine” (cosche/famiglie), caratterizzate da un avanzato livello di autonomia e un forte radicamento sul territorio. Ogni ‘ndrina è guidata da un “capobastone”, si regge prevalentemente su legami “di sangue” e costruisce alleanze attraverso matrimoni combinati. Questo elemento rafforza l’omertà e il senso di appartenenza alla ‘ndrina e tutela i segreti dell’organizzazione. La ‘ndrangheta, infatti, è il gruppo criminale che registra il minor numero di collaboratori di giustizia. Se in un comune sono presenti più ‘ndrine, esse fanno parte di una “locale”, retta da tre persone.
La crescita delle ‘Ndrangheta, la penetrazione nell’economia legale e il rafforzamento dei rapporti con una parte di politica a livello locale sono stati agevolati da una sottovalutazione e minore attenzione riservata negli anni a questo gruppo criminale. Numerosi comuni sono stati sciolti per infiltrazioni della ‘Nrangheta.
Oggi la ‘ndrangheta è l’organizzazione mafiosa più radicata nel Centro-Nord Italia e a livello internazionale, gestisce i rapporti con organizzazioni criminali straniere coinvolte nel traffico di stupefacenti, armi e persone, nello sfruttamento del lavoro e della prostituzione. Reinveste una percentuale del proprio capitale in attività illecite e una gran parte nei settori immobiliare, commerciale e della ristorazione, riciclando attraverso società intestate a persone incensurate (prestanome).
Sacra Corona Unita
Nasce nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto nei primi anni ‘80 del 1900. Viene definita la “quarta mafia” ed è nata nelle carceri pugliesi come struttura di mediazione delle controversie tra detenuti e in opposizione all’espansione della Nuova Camorra Organizzata nel territorio salentino.
Mafie locali/autoctone
Le Mafie locali/autoctone nascono alla fine del 1900 dall’incontro tra gruppi criminali locali e mafie tradizionali. Gruppi criminali preesistenti mutuarono il metodo mafioso dalle mafie tradizionali. Lo strumento del confino obbligato fu un fattore che facilitò il radicamento delle mafie al Centro e al Nord del paese, ma non fu l’unica causa.
Grazie alla lungimiranza della legge Rognoni-La Torre possiamo oggi definire mafie anche gruppi criminali che non esistevano nel 1982, quali mafie straniere e autoctone che adottano il metodo mafioso.
Ti ricordi cosa è il metodo mafioso?
Trovi la definizione nel “dizionario”.
Mafie al Nord
Oggi vi è un forte radicamento delle mafie al Nord del paese, una presenza non sporadica o marginale. Le mafie non si configurano come un “fenomeno importato”, come l’infiltrazione di un gruppo criminale in un tessuto sano, ma è in atto un processo di adattamento reciproco tra organizzazioni criminali e territori.
Possiamo oggi parlare non solo di mafie al nord, ma di mafie del nord, che si radicano perché trovano contesti permeabili e una “domanda di mafie” da parte di alcuni imprenditori. Vi è una “zona grigia” tra le mafie e ciò che mafia non è, con confini labili e indefiniti, costituita da imprese, professionisti, amministratori che entrano in contatto con le mafie, affascinati dalla speranza di rapidi profitti e disposti a mettere in secondo piano l’etica professionale e umana.
Giovanni Falcone diceva a proposito di Cosa Nostra: "La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società”. Allo stesso modo, le mafie del nord non sono un fenomeno separato rispetto al contesto in cui operano, ma vivono una “simbiosi” esso.
Mafie a Roma
La città di Roma vive una compresenza di mafie autoctone e tradizionali, che si spartiscono le aree della città. Si tratta dell’unico caso a livello nazionale in cui mafie autoctone e tradizionali dialogano in condizione di semi-parità. I gruppi criminali romani hanno acquisito il metodo mafioso attraverso relazioni con le mafie tradizionali, diventando oggi mafie a tutti gli effetti.
Roma è una città che risulta “attraente” per le mafie per vari fattori.
Quali sono secondo te? Prova ad indicarne alcune.
Dalla presenza del potere politico, alle dimensioni della città che garantisce di nascondersi con facilità, alla vicinanza ad un porto. Le mafie romane adottano una strategia basata sulla spartizione di ambiti di intervento (quali traffico di stupefacenti e riciclaggio) e territori al fine di limitare l’uso estremo della violenza: non è “conveniente” creare scandalo con grandi omicidi nella Capitale. L’obiettivo è essere conosciute e temute nel quartiere dove si opera, ma non turbare l’opinione pubblica nazionale.
