Situazione nella quale per paura o convenienza ci si astiene dal denunciare o dal parlare di qualcosa. L’omertà non è un fatto individuale, ma collettivo. La scelta di una collettività di non parlare espone il singolo che sceglie di denunciare. All’interno dei gruppi mafiosi, l’omertà viene insegnata e tramandata, attraverso la convinzione che parlare sia “da infami”.
Forza di intimidazione:
Capacità di un gruppo criminale di generare un clima diffuso di paura, anche in mancanza di violenza esplicita. Nei gruppi criminali, la forza di intimidazione è data dal “vincolo associativo” che lega i partecipanti.
Mafie tradizionali:
Gruppi mafiosi nati nel 1800 nelle seguenti regioni: Sicilia (Cosa Nostra), Campania (Camorre), Calabria (‘Ndrangheta). Questi gruppi si sono evoluti e sono oggi presenti a livello internazionale.
Mafie autoctone:
Gruppi mafiosi nati alla fine del 1900. Sono radicate in specifici territori e solitamente non hanno una presenza diffusa a livello nazionale e internazionale. Adottano il “metodo mafioso” e pertanto le definiamo mafie a tutti gli effetti. La sfera simbolica solitamente riveste un ruolo minore nel definire l’appartenenza al clan/gruppo.
Corruzione:
Scambio illegale di favori e/o denaro che avviene tra soggetti delle amministrazioni pubbliche e soggetti privati. Le mafie utilizzano la corruzione per ampliare la propria sfera di influenza senza ricorrere alla violenza esplicita.
Caporalato:
Fenomeno diffuso in tutto il territorio italiano, che consiste nel reclutamento e nello sfruttamento di lavoratrici e lavoratori non specializzati. Lavoratrici e lavoratori vengono sottopagati, lavorano senza contratto, tutele o dispositivi di sicurezza e sono spesso controllati dal caporale anche in orario non lavorativo.